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La FERRIERA di Trieste

Barbara Belluzzo e Andrea Rodriguez

Barbara Belluzzo, nata a Portogruaro nel 1978, è laureata in Scienze Politiche e ha conseguito la specializzazione in Relazioni Internazionali. Risiede da diversi anni a Trieste. Nel 2002 ha pubblicato per L’Harmattan Italia “Il Camerun contemporaneo” tratto dalla sua tesi di laurea. Dopo una breve esperienza di attivismo politico, si è dedicata al tema della Ferriera. Andrea Rodriguez, nato a Trieste nel 1969, si è occupato per quasi quindici anni di musica, cultura e intrattenimento, contribuendo alla creazione e alla gestione di importanti locali e circoli associativi. Nel 2015 ha dato vita insieme ad altri cittadini al Comitato 5 Dicembre – Giustizia Salute Lavoro, per occuparsi direttamente della questione Ferriera.
20 Novembre 2019

 

Nonostante la provincia di Trieste sia da anni in cima alle classifiche nazionali per il tasso di incidenza delle malattie tumorali del polmone, la popolazione continua a subire gli effetti dell’inquinamento prodotto dalla Ferriera  (https://it.wikipedia.org/wiki/Ferriera_di_Servola), distante appena tre chilometri dal centro cittadino.

 

Perché le persone non si sono ribellate fino in fondo ma hanno continuato a
sperare che fosse qualcun altro a risolvere la questione della sua chiusura?

Perché nemmeno la paura di veder minacciata la propria salute è servita a creare un movimento di dissenso capace di costringere le istituzioni ad assumersi la responsabilità del problema e a rispettare le promesse fatte?

A queste domande gli autori tentano di rispondere attraverso il racconto della
propria esperienza di lotta e l’analisi di quanto fatto per la chiusura e la
riconversione dell’Area a Caldo.

 

“In questo libro abbiamo cercato di raccontare quattro anni di esperienze e
riflessioni del Comitato 5 Dicembre

(https://www.facebook.com/comitato5dicembre/), nato nel 2015 per chiedere la chiusura dell’Area a Caldo della Ferriera di Trieste. È un racconto sincero di come si sono svolti i fatti e dello spirito e degli ideali che fin dall’inizio ci hanno mosso in una battaglia titanica.

L’esperienza fatta e gli insegnamenti che ne abbiamo tratto ci hanno portato a riconsiderare la consistenza della volontà popolare.

Per arrivare velocemente all’obiettivo è necessario poter contare su una massa di persone veramente motivate, disposte a fare sacrifici e accettare rischi, capaci di superare personalismi e differenze di vedute per il bene della causa, consapevoli della responsabilità collettiva nella scelta dei rappresentanti politici e del diritto di noi cittadini di chiedere conto delle loro azioni.

Ci auguriamo che la nostra testimonianza non venga letta come una sterile critica o accusa, ma che possa servire a stimolare la riflessione sul ruolo che come massa critica possiamo assumere e magari a ispirare di nuovo qualche anima controcorrente.”

 

 

“In particolar modo oggi che il Gruppo Arvedi ha dichiarato di voler chiudere quanto prima l’Area a Caldo, è interessante capire il ruolo che i cittadini hanno avuto nel manifestare contro la presenza di un impianto altamente inquinante e come i diversi rappresentanti politici e istituzionali hanno saputo farsi portavoce delle istanze popolari.”

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