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Caporetto e il Centenario della Prima Guerra Mondiale

Redazione

19 Novembre 2018

Battaglia di Caporetto: PrimaGuerra Mondiale

-Si può davvero parlare di disfatta?-

Il 24 ottobre 1917, dopo un bombardamento tambureggiante durato tutta la notte, gli austro-tedeschi attaccarono al mattino. Sfondarono il fronte italiano della II armata a Plezzo e a Tolmino, grazie anche all’impiego dei gas asfissianti. Da qui risalirono la valle dell’Isonzo fino a Caporetto senza praticamente incontrare resistenza.

Contemporaneamente, dopo aver risalito la dorsale del vecchio confine sul Kolovrat, conquistarono il Matajur il 26 ottobre e sciamarono nelle Valli del Natisone ed imboccarono la Val Resia con le truppe operanti da Plezzo.

Ogni valoroso tentativo di fermare gli attacchi fu vano. Il 27 ottobre gli austro-tedeschi entrarono a Cividale e poi dilagarono nella pianura friulana.

La battaglia di Caporetto era al suo culmine!

Per salvare il salvabile, il generale Cadorna, personaggio chiave della Prima Guerra Mondiale, ordinò la ritirata delle proprie truppe prima sul Tagliamento e poi sul Piave. Costrinse così i soldati italiani ad abbandonare la Bainsizza e il Carso per mettersi in salvo oltre il fiume Piave.

 

 

 

 

Con l’arrivo degli austro-tedeschi nella pianura friulana ci fu la perdita di Udine, il 28 ottobre 1917.  Anche le truppe operanti in Carnia, sulle Dolomiti e sulle montagne trentine fino in Valsugana furono costrette a ripiegare su una nuova linea di resistenza. Arretrarono fino a Valstagna, sul Massiccio del Monte Grappa e lungo il Piave.

All’esercito in ritirata in disordine si aggiunse una massa enorme di profughi che abbandonarono le proprie case. Intasarono le strade della ritirata verso il Tagliamento ed il Piave.

Qualcuno, però, riuscì eroicamente a rallentare l’avanzata dell’Esercito austro-tedesco.

Ricordiamo la cavalleria italiana a Pozzuolo del Friuli.

 Il giovane mitragliere che a Sella di Canebola si oppose alle forze nemiche.

 I soldati della Battaglia della Lavia. 

Il sergente mitragliere Angiolo Zampini, sacrificatosi per salvare la popolazione civile non ancora sfollata.

Noi abbiamo deciso di ricordare di questi giovani combattenti. Diamo loro merito e riconoscimento in una collana di libri dal titolo“Oscuri Eroi”.

Ed è in loro onore che non ci sentiamo di parlare in termini di “disfatta” o “sconfitta” di Caporetto ma la vogliamo ricordare come una battaglia in cui nessuno si è mai veramente arreso al nemico.

Continuando la nostra ricerca, abbiamo deciso anche di pubblicare i Diari Parrocchiali. Essi ci riportano  la memoria storica e la narrazione di questo dramma collettivo e, grazie ad un quotidiano aggiornamento, documentano la tragedia vissuta dalla popolazione friulana.

(Ringraziamento a Guido Aviani Fulvio e Santo Montalto per le parole “prese in prestito”…)

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